venerdì 15 febbraio 2008

O mundo das nuvens


Cada vez que chegava fevereiro, ela perdia-se nos seus pensamentos... começava a viver no seu proprio mundo..um mundo que nao existia, que existia so' na cabeça dela. Era um mundo em preto e branco, era um mundo mais ou menos frio, mas havia sempre sol. Era um mundo de nuvens, e cada nuvem rapresentava um pensamento diferente..So' ela podia saltar de uma nuvem à outra. Mas infelizemente estas nao eram as nuvens dos desenhos das crianças, eram as nuvems que sempre traziam chuva...mas ela nao estava muito preocupada, porque no mundo dela sempre havia sol..e o sol pode secar a agua..
O unico problema era organizar a disposiçao das nuvens no cel, para nao obscurecer o sol..e nem sempre conseguia fazer isso! O humor dela dependia da prensença ou da falta do sol..ninguém chegava a compreender isso...razao por que ninguém nunca chegou a compreende-la..E neste preciso momento ela precisava de reorganizar as nuvens no cel...de rever outra vez as suas prioridades..tinha que começar a soprar um pouco de ar para deslocar as nuvens..

domenica 10 febbraio 2008

..canestro..


Come aveva fatto a dimenticarlo? Come?

Quel rumore..quel suono sfuggente..improvviso, breve, eppur così intenso..era il suono che più la riempiva di sè..Sensazione difficile da capire per chi non l'ha mai provata..sono pochi istanti quelli che intercorrono dal momento in cui la palla lascia la tua mano, a quello in cui appare dal nulla il suono..il suono della palla che striscia contro la rete del canestro..
Non so se qualcuno di voi potrebbe capirla..immaginate un palazzetto vuoto..non illuminato se non dalla luce del sole che penetra da finestroni posti in alto, quasi solo per ricordare che quel campo, quel palazzetto, non è tutto l'universo, se non per 40 minuti o poco piu'. Non c'è nessuno sugli spalti, deserti..non un rumore, non un applauso, non un chiacchierio...siete solo in due: tu e la palla...e un senso di potere..
Il canestro è lì, che ti guarda con aria di sfida, con l'aria di chi pensa che non ce la potrai mai fare..
La linea dei tre è lì...che ti separa dal canestro..
Due palleggi, che rimbombano per il campo vuoto..mezzo secondo..e senti quella sensazione nelle mani...mani che esprimono tutta la forza che ti viene da dentro, tutta la determinazione...la palla ha preso il volo, comincia a girare su sè stessa..comincia a salire..e tu rimani lì, con il braccio alzato e la mano piegata a inseguirla con lo sguardo..e sai che se non ci credi fino in fondo la palla non entra..lo sai...è una questione di volontà..di fiducia..ed ecco che inizia la parabola discendente..è lì ormai..pochi metri e si vedrà se hai creduto abbastanza in te stesso..ed eccolo lì quel suono..a conferma del fatto che ce l'hai fatta, che in fondo, anche tu puoi farcela..quel suono che ti entra dentro..e che puo' cambiare le sorti di una partita..E se anche riesci a segnare, ma con l'aiuto del ferro o del tabellone..no, non è lo stesso...ti senti solo fortunato..è come se non ci avessi creduto fino in fondo...

Era quello il suono che aveva quasi dimenticato..come aveva potuto?...
Ma adesso aveva capito che, a volte, per credere più in se stessa, doveva tornare a ritrovarsi di fronte a un canestro, sulla linea da 3, con la palla in mano..e sfidarsi da sola..deve entrare...lo so che entrerà..neanche una ventata d'aria potrà cambiare direzione alla palla...

giovedì 7 febbraio 2008

camminando..

Camminava...non si sa verso dove, nè spinta da cosa..ma camminava..
Ne aveva bisogno..non sapeva bene perchè..ma ne aveva bisogno.. Forse era il bisogno di dimenticare, forse quello di ricordare..perchè sì, di ricordi ne aveva molti, forse troppi. Forse era il bisogno di pensare o quello di riuscire a non pensare..
Ma intanto continuava a camminare..camminare nella sua mente, e nella sua città.. SUA..chi diceva fosse la sua città? Probabilmente lei non aveva neanche una città sua..ormai..non aveva più una sua città. Si definiva cittadina del mondo..ma di quale mondo? Probabilmente non sapeva neanche questo.. ma intanto continuava a camminare, e a pensare, e a dimenticare...forse prendere un po' d'aria le avrebbe fatto bene..